giovedì 13 marzo 2014


LA NOTTE DEGLI OSCAR
Donne vincitrici.



Miglior attrice non protagonista: 
Lupita Nyong'o per 12 anni schiavo.





Migliore scenografia: 
Catherine Martin per Il grande Gatsby.





Migliore attrice protagonista: 
Cate Blanchett per Blue Jasmine.






Migliori costumi:
Catherine Martin e Beverley Dunn per Il Grande Gatsby.






Miglior canzone originale:
Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez per Let It go 

(Frozen - Il regno di ghiaccio)

venerdì 7 marzo 2014

Festa della donna...

Ci si potrebbe anche scherzare sopra!

Se non fosse che,  senza di lei,  il cuore dell'uomo sarebbe poco più di un muscolo!


Felice festa ... figlia, sorella, compagna, moglie, madre, nonna!

lunedì 3 marzo 2014

                 L'ABORTO
“L’aborto è una conquista delle donne, che non si può rimettere in discussione”. La perentorietà di questa affermazione, il rifiuto anche della sola “discussione”, è la spia della povertà di argomentazioni di molti abortisti. I fautori dell'aborto "libero e senza condizioni" sono del resto una minoranza, che però pretende la rappresentanza esclusiva delle variegate posizioni dei cittadini su questo tema. Si vuole spacciare l’aborto per qualcosa di diverso – di più innocuo, di meno problematico di quello che è in realtà.
In ogni caso, vorrei provare a riflettere sul tema dell’aborto anche in una prospettiva femminile, ponendomi la domanda: l’aborto è davvero una conquista della donna? Io non lo penso, soprattutto se guardo alla cultura che promuove l'aborto.
L’aborto è scelto “liberamente”, nel senso che di rado è frutto di un’imposizione. Ma non è scelta “libera”, nel senso di scelta priva di condizionamenti, effettuata avendo di fronte più opzioni. Quasi sempre è scelta obbligata, espressione di una profonda solitudine: la donna che abortisce – e che potrebbe tenere il figlio sente di non avere il sostegno del suo uomo, né della società. Per molti uomini l’aborto è la strada più veloce per evitare di assumersi le proprie responsabilità. L'aborto per tutte le donne deve essere una scelta del tutto personale, è un passo duro d'affrontare e molte volte non è per niente facile per le persone che si trovano davanti ad un bivio, la cui scelta è molto importante.
Rita Levi Montalcini (1909 - 2012)
La scienziata italiana più famosa nel mondo. 
Neurobiologa, Nobel per la medicina, 
come donna si battè per tutta la vita 
in nome delle donne.





Anne Frank (1929 - 1945)
Sognava di diventare, da grande, una scrittrice. 

Morta bambina nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, 
continua a far parlare di sé attraverso il suo diario.



 
  Marie Curie (1867 - 1934)
La prima grande scienziata della storia. 
Premio Nobel per la fisica e per 
 la chimica per i suoi studi sulla radioattività.

 


Madre Teresa di Calcutta (1910 - 1997) 
Al di là del credo religioso, 
è stata una donna che ha smosso le coscienze di tutti, 
grazie al suo operato tra i più poveri di Calcutta. 
Ha vinto anche il Nobel della Pace nel 1979.


 


"Le Donne che hanno cambiato il mondo, non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza."

giovedì 27 febbraio 2014

L'AMORE E LA DONNA
 
C’e un legame del tutto particolare che collega i due termini: l’amore e la donna.
Se sostituiamo la congiunzione “e” con la copula “è” ne risulta la proposizione: l’amore è donna e ci serve a cogliere immediatamente il nocciolo della questione.
Il termine copulativo non va certo inteso nel linguaggio dell’ontologia, della identificazione, ma semplicemente nella forma della analogia, poiché l’amore e la donna sono due realtà distinte, così misteriose ed ineffabili, che possono essere avvicinate solo se si intravede tra loro una certa qual corrispondenza, non già di essenza, ma di manifestazione.
Che cosa possiamo sapere e dire dell’amore se non balbettare qualcosa che riguardi il suo manifestarsi, la sua fenomenologia , i segni della sua presenza, o della sua assenza?
Così è per la donna.
L’amore e la donna non sono definibili,  ma qualcosa misteriosamente li accomuna, al punto che la donna non è concepibile al di fuori di quella dimensione amorosa che così radicalmente la caratterizza e, d’altro canto, l’amore non si può qualificare che con le note che più si addicono alla cosiddetta natura della donna.
Vediamo come il legame sia fondato.
Esaminiamo per prima la fenomenologia dell’amore.
Esso è, nella sua più elementare, concreta ed evidente manifestazione, un movimento verso l’altro; è un atteggiamento diastolico, di dilatazione, di apertura, un atteggiamento eccentrico, di uscita da sé verso l’esterno, che fa perno sull’altro, posto al cuore della propria vita.
L’amore è un’esperienza affettiva, fatta di gioia, di trasporto,di stupore per l’altro.
Amare vuol dire cercare, scoprire, fare attenzione, accettare, affermare, esaltare, realizzare l’altro, saperne cogliere le domande inespresse,  mettendosi nella sua concreta situazione e nella sua problematica, accogliendolo così com’è, senza pregiudizi, riconoscendolo nella sua diversità e distinzione.
E tuttavia l’amore, inteso come un movimento verso l’altro, finisce paradossalmente nel porre l’altro in sé, al centro della propria vita, come un habitat, un utero buono dove si trova tutto quanto serve per farlo crescere e portarlo a compimento.
La realtà dell’amore è assicurata da tutte queste sue note fondamentali, in particolare l’amore sponsale si caratterizza e si attua mediante il mutuo impegno a perseguire una reciproca alterità, che comporta la presenza e non già il possesso dell’altro, nella apertura ad un infinito trascendimento di sé.
Da questo balbettio su ciò che l’amore è, passiamo ad analizzare ciò che la donna è, nelle sue caratteristiche più evidenti .
Ciò che possiamo dire denoti in modo più attendibile l’identità della donna è la sua costante, innata esigenza dell’intimità, del rapporto, dell’attaccamento all’altro, sia esso persona o cosa.
Ella si riconosce e si definisce solo e sempre attraverso la relazione.
Emblematica è questa sua descrizione: “Mi riesce difficile pensare a me stessa senza pensare alle persone che mi stanno vicine, alle quali mi sento legata.”
C’è in lei questa inclinazione a tessere continuamente reti di rapporti, a cercare legami, che la portano a prendersi cura affettuosa delle persone e delle cose.
Mentre l’identità dell’uomo nasce e si forgia nella separazione, nel confronto con le persone e le cose che cerca di dominare e piegare a sé per la sua affermazione, è noto invece che la donna ha una spiccata sensibilità empatica, che la porta naturalmente a immettersi in rapporti sempre più intimi, personali con l’altro riconosciuto distinto da sé, ma fondamentalmente omogeneo.
Questa peculiare sensibilità, questa istintiva capacità di immaginarsi le esigenze, i bisogni dell’altro, la porta a prestare ascolto alla sua voce, a comprendere i suoi diversi valori, a rispondere alle sue attese.
Ogni agire della donna, qualunque sia il modo con cui la tipologia la definisce: romantica, cerebrale, erotica, materna, è sempre animato da un generoso, delicato, dare e ricevere.
Lo stile della donna è quello di mettere in risalto sempre, in tutti i suoi gesti l’importanza del legame affettivo.
Il ruolo della donna è di testimoniare la grande intuizione che la bontà umana è la dedizione incondizionata all’altro e che la moralità è essenzialmente fondata sulla alterità, che vuole che l’aiuto, il servizio vicendevole sia la vera risposta empatica.
I tratti comportamentali della psicologia della donna, gli atteggiamenti propri dell’etos femminile sono dunque analoghi alle caratteristiche che si attribuiscono come fondamentali all’amore umano.
Se l’uomo vuole entrare nello “status amoris” deve acquisire o recuperare queste disposizioni interiori, questa anima di Junghiana memoria, questi atteggiamenti che, se non sono esclusivi, sono tipici e largamente riconoscibili come propri della donna.

Bisturi addio. Il fascino discreto dell’autenticità.

Il 70% delle donne non vuole più essere “trasformata” ma curata e valorizzata.

 

La vera bellezza? Restare se stessi. Non è solo un modo di dire: sul fronte della medicina estetica oggi la tendenza è tutta naturale. Lo ha confermato anche l’ultimo congresso internazionale di Agorà-Amiest, la società italiana di medicina estetica: banditi labbra a canotto e gonfiori eccessivi, quello che chiediamo ai trattamenti è di curare e preservare ma senza cambiarci.
«Secondo il sociologo Enzo Finzi, che ha eseguito per Galderma una ricerca sui valori sui valori che influenzano le scelte del medico estetico, il 70% delle donne oggi non vuole essere “trasformata” ma mantenere la propria personalità con interventi migliorativi progressivi e graduali» conferma Maria Gabriella Di Russo, medico estetico a Milano e Formia. Una tendenza comune a uomini e donne, legata a un nuovo modo di vivere il tempo che passa: «Fino a qualche tempo fa le donne volevano apparire più giovani -continua Di Russo- oggi, invece, l’81% non vuole apparire più vecchia di quello che è. Poichè è cresciuta la vita media, i pazienti richiedono sempre di più soluzioni che portino gradualmente a un risultato durevole. Siamo sicuramente in una nuova fase storica in cui si ricercano rassicurazioni per non apparire ridicoli e finti e garanzie per un approccio più soft». Nella pratica, tecniche meno invasive e che permettano subito la ripresa della vita sociale. Ma quali scegliere?  «Stabilito il tipo e il grado di invecchiamento cutaneo -consiglia Di Russo- è importante procedere con trattamenti mirati associati a cure domiciliari per ottenere un risultato sinergico soddisfacente sul piano clinico ma soprattutto duraturo.
Su questi presupposti, per esempio, si fonda Skinbooster, un trattamento per il ringiovanimento cutaneo che si avvale di particolari formulazioni di acido ialuronico Nasha, studiate non per “riempire” ma per ripristinare il corretto funzionamento dei meccanismi di idratazione della pelle. Così come i Peeling di nuova tecnologia brevettata Enerpeel che permettono un assorbimento più uniforme degli acidi».
Non solo medicina: oggi anche ai prodotti cosmetici si chiede di rispettare la bellezza naurale. Un trend che coinvolge a 360 gradi, dalla formulazioni all’immagine pubblicitaria. E’ il caso di Clarins che, per la sua campagna, si è affidata alla forza di volti acqua e sapone e al talento fotografico di Guido Mocafico: «Fin dall’inizio -spiega Hugh Wilson, direttore brand Clarins- l’immagine delle campagne ha privilegiat una bellezza naturale, autentica. Perchè Clarins, da sempre, è vicina alle donne con un obiettivo: rendere loro la vita più bella, ad ogni età, ovvero sublimare la naturale bellezza che appartiene a ciascuna. Davanti all’obiettivo di Mocafico ci sono donne vere, che non posano. Nessuna testimonial famosa, volutamente».
La stessa filosofia di trasparenza che guida nella scelta degli ingredienti:  «Fin dalle origini gli ingredienti vegetali hanno rappresentato il dna Clarins -ricorda Nathalie Issachar, direttore Sviluppo e comunicazione scientifica- Pensiamo ai famosi olii 100% Pure Piante che Jacques Courtin-Clarins crea nel 1954, gettando le basi dell’AromaFito Trattamento. Non si tratta di seguire uamoda o di scegliereun paio di ingredienti per raccontare una nuova storia…».
E naturale non significa semplice. Dietro ogni prodotto ci sono rigorose indagini scientifiche. Si identificano i nuovi ingredienti naturali, «poi vengono condotti studi in vitro per identificarne le proprietà cosmetiche sulla pelle e studi sulle risposte al dosaggio per identificare la concentrazione ottimale di attivi» racconta Angelike Galdi, capo chimico e assistant vice-president di Kiehl’s, marchio nato a New York nel 1851.
Un protocollo che ha condotto anche alla creazione di Rosa arctica, la crema anti età lanciata da poco da Kiehl’s e formulata con l’Haberlea rhodopensis, o “fiore della resurrezione”, raccolta a mano sui Monti Rodopi in Bulgaria. Una pianta rarissima, studiata dai botanici per la sua capacità di rimanere in uno stato di “morte apparente” fino a 31 mesi e di tornare alla vita quando le condizioni sono nuovamente favorevoli. Una capacità che rende l’antietà «in grado di dare una scossa alla vitalità delle cellule cutanee, che si riduce sensibilmente con l’età, per donare alla pelle un aspetto visibilmente più sano e più giovane» spiega Paolo Micera, direttore di marca Kiehl’s Italia.