lunedì 3 marzo 2014

                 L'ABORTO
“L’aborto è una conquista delle donne, che non si può rimettere in discussione”. La perentorietà di questa affermazione, il rifiuto anche della sola “discussione”, è la spia della povertà di argomentazioni di molti abortisti. I fautori dell'aborto "libero e senza condizioni" sono del resto una minoranza, che però pretende la rappresentanza esclusiva delle variegate posizioni dei cittadini su questo tema. Si vuole spacciare l’aborto per qualcosa di diverso – di più innocuo, di meno problematico di quello che è in realtà.
In ogni caso, vorrei provare a riflettere sul tema dell’aborto anche in una prospettiva femminile, ponendomi la domanda: l’aborto è davvero una conquista della donna? Io non lo penso, soprattutto se guardo alla cultura che promuove l'aborto.
L’aborto è scelto “liberamente”, nel senso che di rado è frutto di un’imposizione. Ma non è scelta “libera”, nel senso di scelta priva di condizionamenti, effettuata avendo di fronte più opzioni. Quasi sempre è scelta obbligata, espressione di una profonda solitudine: la donna che abortisce – e che potrebbe tenere il figlio sente di non avere il sostegno del suo uomo, né della società. Per molti uomini l’aborto è la strada più veloce per evitare di assumersi le proprie responsabilità. L'aborto per tutte le donne deve essere una scelta del tutto personale, è un passo duro d'affrontare e molte volte non è per niente facile per le persone che si trovano davanti ad un bivio, la cui scelta è molto importante.

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