L'ABORTO
“L’aborto
è una conquista delle donne, che non si può rimettere in discussione”.
La perentorietà di questa affermazione, il rifiuto anche della sola
“discussione”, è la spia della povertà di argomentazioni di molti
abortisti. I fautori dell'aborto "libero e senza condizioni" sono del
resto una minoranza, che però pretende la rappresentanza esclusiva delle
variegate posizioni dei cittadini su questo tema. Si vuole spacciare l’aborto per qualcosa di diverso – di più innocuo, di meno problematico di quello che è in realtà.
In ogni caso, vorrei provare a riflettere sul tema dell’aborto anche in una prospettiva femminile, ponendomi la domanda: l’aborto è davvero una conquista della donna? Io non lo penso, soprattutto se guardo alla cultura che promuove l'aborto. L’aborto è scelto “liberamente”, nel senso che di rado è frutto di un’imposizione. Ma non è scelta “libera”,
nel senso di scelta priva di condizionamenti, effettuata avendo di
fronte più opzioni. Quasi sempre è scelta obbligata, espressione di una
profonda solitudine: la donna che abortisce – e che potrebbe tenere il
figlio sente di non avere il sostegno del suo uomo, né della società.
Per molti uomini l’aborto è la strada più veloce per evitare di
assumersi le proprie responsabilità. L'aborto per tutte le donne deve essere una scelta del tutto personale, è un passo duro d'affrontare e molte volte non è per niente facile per le persone che si trovano davanti ad un bivio, la cui scelta è molto importante.

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