Rita Levi Montalcini

Nata a Torino il 22 aprile 1909, Rita Levi-Montalcini è stata la più
grande scienziata italiana. Unica italiana insignita di un premio Nobel
«scientifico« (per la medicina e la fisiologia), ottenuto nel 1986, è
stata anche la prima donna a essere ammessa all’Accademia pontificia
delle scienze. Dal 1° agosto 2001 era senatrice a vita della Repubblica
italiana. Il padre (Adamo Levi) era un ingegnere, mentre la madre (Adele
Montalcini) era una pittrice, e con la gemella Paola (deceduta nel 2000)
si divise i talenti dei genitori: a Rita andò l’amore per la scienza
del padre, a Paola le qualità di artista della madre. Contrariamente ai
voleri del padre, proseguì negli studi e si iscrisse a medicina
all’Università di Torino, dove si laureò nel 1936 con 110 e lode. Negli
anni Trenta l’università del capoluogo piemontese era una culla di
talenti straordinari: uno dei suoi maestri fu Giuseppe Levi (padre della
scrittrice Natalia Ginzburg) e tra i suoi compagni di studi figurano
altri due futuri premi Nobel: Salvador Luria e Renato Dulbecco.
LEGGI RAZZIALI
A causa delle
leggi razziali di Mussolini, andò a Bruxelles. Ritornò a Torino poco
prima dell’invasione nazista del Belgio. Non potendo più frequentare
l’università in quanto ebrea, riuscì ad allestire un piccolo laboratorio
di ricerca nella sua camera da letto. Dopo i bombardamenti alleati si
rifugiò in campagna, ma in seguito all’8 settembre 1943, per evitare i
rastrellamenti, andò a Firenze nascondendosi per non essere arrestata e
deportata in Germania. Dopo la liberazione, nel 1947 le venne offerta
una cattedra alla Washington University di St.Louis dove, all’inizio
degli anni Cinquanta, fece la
sua scoperta più importante: la proteina del fattore di crescita del
sistema nervoso (Ngf), studio che trent’anni dopo venne premiato con il
Nobel, una ricerca fondamentale per la comprensione dei tumori e
con ricadute importanti nella cura di malattie come Alzheimer e Sla.
IL RITORNO IN ITALIA
Una volta
in pensione, nel 1977 ritornò in Italia, con la quale non aveva mai
interrotto i rapporti – negli anni Sessanta e Settanta collaborò in
numerose occasioni con il Cnr e non lasciò mai la nazionalità italiana
per diventare cittadina statunitense. Nel 1987 ricevette dal presidente
Ronald Reagan la Medal of Science, il più alto riconoscimento
scientifico americano. Sebbene dichiaratamente atea, donò una parte del
premio in denaro del Nobel per la costruzione di una sinagoga a Roma.
RICONOSCIMENTI
Innumerevoli i
suoi riconoscimenti nazionali e internazionali, ai quali vanno sommate
oltre venti lauree honoris causa. Membro delle più prestigiose accademie
scientifiche mondiali, tra le quali la Royal Society britannica e la
National Academy of Sciences americana. Dal 2001 era senatrice a vita.
La sua autobiografia, Elogio dell’imperfezione, venne pubblicata nel 1987, ampliata poi con Cantico di una vita (2000),
che contiene alcune delle numerose lettere che scambiò negli anni con
la sua famiglia e in particolare con l’amata gemella Paola. Anche molto
anziana continuò la sua opera instancabile a favore della ricerca («Il
corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente»,
disse in un’intervista a Wired in
occasione dei suoi 100 anni), per le pari opportunità e per la
diffusione della cultura intesa come base per costruire una società
migliore.
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