lunedì 31 marzo 2014

Donne dello Sport
Federica Pellegrini (Italia, Nuoto)  

E' vero, ha deluso tutti a Londra, ma è senza ombra di dubbio ancora una delle nuotatrici più forte al mondo.







 Serena Williams (USA, Tennis) 

E’ riuscita a riprendersi il trono di miglior giocatrice del mondo. Quando sta bene, ha ben poche rivali.








 Carolina Kostner (Italia, Pattinaggio)

Altalenante, ma comunque capace di vincere ancora il titolo di campionessa europea anche nel 2013 a Zagabria.







 Allyson Felix (USA, Atletica) 

Una delle donne più veloci al mondo e grande protagonist a Londra 2012 con 3 medaglie d’oro portate a casa.









Josefa Idem (Italia, Canoa)

L'altra vera leggenda dei giochi. Quarantasette anni, otto olimpiadi. Un'atleta, una donna per la quale è difficile trovare aggettivi.

giovedì 27 marzo 2014

#1: La mia ex …
Quando esci con una ragazza, non nominare  il nome della tua ex invano. 
Se è lei a domandarti della tua ex, rispondigli che è una storia finita
e che parlarne è talmente noioso.

#2: "Fai come vuoi!"
Per non arrivare al “torto” e non “apparire” disinteressato il segreto sta nel partecipare alla conversazione rilanciando la domanda. Quindi anche se l’argomento è noioso o molesto, se viene estratto durante la semifinale di Champions League contro il Barcellona, negli ultimi cinque minuti di quella partita, l’uomo ha il dovere di esserci nella discussione, interagendo astutamente e rilanciando il quesito alla propria metà. 


#3: "Ma cosa hai fatto ai capelli?"
Ci sono due strade per arrivare al medesimo risultato
 quando ti trovi faccia a faccia con il nuovo look della tua ragazza.

La prima, sbagliata, è questa  "Cos'hai fatto in testa? ' ne è la variante.
La seconda, giusta, consiste nel dire “Come stai bene con questo nuovo taglio!”
Anche se non è vero? Si, anche se non è vero.

 #4: "Ti sei ingrassata amore?!"
Quell' "amore" NON ti servirà a nulla.
GAME OVER

lunedì 24 marzo 2014


 Ai Limiti Del Paradosso, Il Fenomeno Pasqualina!
  

http://www.youtube.com/watch?v=iEaYIGToj_k


 

 Rita Levi Montalcini



Nata a Torino il 22 aprile 1909, Rita Levi-Montalcini è stata la più grande scienziata italiana. Unica italiana insignita di un premio Nobel «scientifico« (per la medicina e la fisiologia), ottenuto nel 1986, è stata anche la prima donna a essere ammessa all’Accademia pontificia delle scienze. Dal 1° agosto 2001 era senatrice a vita della Repubblica italiana. Il padre (Adamo Levi) era un ingegnere, mentre la madre (Adele Montalcini) era una pittrice, e con la gemella Paola (deceduta nel 2000) si divise i talenti dei genitori: a Rita andò l’amore per la scienza del padre, a Paola le qualità di artista della madre. Contrariamente ai voleri del padre, proseguì negli studi e si iscrisse a medicina all’Università di Torino, dove si laureò nel 1936 con 110 e lode. Negli anni Trenta l’università del capoluogo piemontese era una culla di talenti straordinari: uno dei suoi maestri fu Giuseppe Levi (padre della scrittrice Natalia Ginzburg) e tra i suoi compagni di studi figurano altri due futuri premi Nobel: Salvador Luria e Renato Dulbecco.
 

LEGGI RAZZIALI 

A causa delle leggi razziali di Mussolini, andò a Bruxelles. Ritornò a Torino poco prima dell’invasione nazista del Belgio. Non potendo più frequentare l’università in quanto ebrea, riuscì ad allestire un piccolo laboratorio di ricerca nella sua camera da letto. Dopo i bombardamenti alleati si rifugiò in campagna, ma in seguito all’8 settembre 1943, per evitare i rastrellamenti, andò a Firenze nascondendosi per non essere arrestata e deportata in Germania. Dopo la liberazione, nel 1947 le venne offerta una cattedra alla Washington University di St.Louis dove, all’inizio degli anni Cinquanta, fece la sua scoperta più importante: la proteina del fattore di crescita del sistema nervoso (Ngf), studio che trent’anni dopo venne premiato con il Nobel, una ricerca fondamentale per la comprensione dei tumori e con ricadute importanti nella cura di malattie come Alzheimer e Sla.
 

IL RITORNO IN ITALIA 

Una volta in pensione, nel 1977 ritornò in Italia, con la quale non aveva mai interrotto i rapporti – negli anni Sessanta e Settanta collaborò in numerose occasioni con il Cnr e non lasciò mai la nazionalità italiana per diventare cittadina statunitense. Nel 1987 ricevette dal presidente Ronald Reagan la Medal of Science, il più alto riconoscimento scientifico americano. Sebbene dichiaratamente atea, donò una parte del premio in denaro del Nobel per la costruzione di una sinagoga a Roma.
 

RICONOSCIMENTI  

Innumerevoli i suoi riconoscimenti nazionali e internazionali, ai quali vanno sommate oltre venti lauree honoris causa. Membro delle più prestigiose accademie scientifiche mondiali, tra le quali la Royal Society britannica e la National Academy of Sciences americana. Dal 2001 era senatrice a vita. La sua autobiografia, Elogio dell’imperfezione, venne pubblicata nel 1987, ampliata poi con Cantico di una vita (2000), che contiene alcune delle numerose lettere che scambiò negli anni con la sua famiglia e in particolare con l’amata gemella Paola. Anche molto anziana continuò la sua opera instancabile a favore della ricerca («Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente», disse in un’intervista a Wired in occasione dei suoi 100 anni), per le pari opportunità e per la diffusione della cultura intesa come base per costruire una società migliore.



 MADRE TERESA DI CALCUTTA
  

Madre Teresa di Calcutta, è stata una religiosa e beata albanese, di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità.
Il suo lavoro tra le vittime della povertà di Calcutta l'ha resa una delle persone più famose al mondo.
Ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1979, e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II.

 

La giovinezza e l'arrivo in India


Nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia di genitori albanesi. All'età di otto anni rimase orfana di padre e la sua famiglia si trovò in gravi difficoltà economiche. A partire dall'età di dieci - quattordici anni partecipò alle attività della parrocchia del Sacro Cuore di Skopje, in particolare quelle del coro, del teatro e dell'aiuto alle persone povere. In quel periodo cominciò a conoscere l'India tramite le lettere di missionari gesuiti attivi nel Bengala.
Nel 1928, a diciotto anni, decise di prendere i voti entrando come aspirante nelle Suore di Loreto, un ramo dell'Istituto della Beata Vergine Maria che svolgeva attività missionaria in India. Dopo un primo colloquio a Parigi, venne inizialmente inviata a Dublino, in Irlanda, dove si fermò sei settimane per imparare le prime nozioni di inglese e ricevere il velo di postulante.
Nel gennaio 1929 raggiunse l'India dove, dopo una breve sosta a Calcutta, venne inviata nel Darjeeling, alle pendici dell'Himalaya, per completare la sua preparazione. Qui si fermò due anni, studiando le lingue inglese e bengali e insegnando nella scuola annessa al convento. Svolse anche un'attività come aiuto-infermiera che la mise in contatto con la realtà dei malati. Il 24 maggio 1931, prese i voti temporanei, assumendo il nome di Maria Teresa, ispirandosi a santa Teresa di Lisieux.

 

Le Missionarie della Carità


Nel 1950, Madre Teresa fondò la congregazione delle Missionarie della carità, la cui missione era quella di prendersi cura dei "più poveri dei poveri" e "di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono fuggite da tutti". Le prime aderenti furono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve alla Saint Mary. Stabilì come divisa un semplice sari bianco a strisce azzurre, pare fu scelto da Madre Teresa perché era il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio ma soprattutto perché aveva i colori della casta degli intoccabili, la più povera dell'india.
Il numero di persone che desideravano seguire l'esempio di Madre Teresa crebbe rapidamente, tanto che le stanze messe inizialmente a disposizione da Gomes si rivelarono presto inadeguate. Nel febbraio 1953 le suore poterono quindi spostarsi in una nuova sede a 54A Lower Circular Road, messa a loro disposizione dall'arcidiocesi di Calcutta, che ospita tuttora la casa madre delle Missionarie della Carità. Lo stile di vita voluto da Madre Teresa, ispirato in parte a san Francesco, prevedeva un'austerità rigorosa, in linea con la condizione di vita dei poveri e con la necessità di preservare gli ideali del nuovo ordine.

 

Gli ultimi anni di vita e la morte

 

A partire dalla fine degli anni ottanta, le sue condizioni peggiorarono: dopo un primo ricovero nel 1983, nel 1989 in seguito a un infarto le fu applicato un pacemaker. Si dimise da superiora dell'Ordine ma in seguito a un ballottaggio fu rieletta praticamente all'unanimità, contando solo qualche voto astenuto. Accettò il risultato e rimase alla guida della congregazione.
Il 13 marzo 1997 lasciò definitivamente la guida delle Missionarie della Carità, alla cui guida subentrò suor Nirmala Joshi. A marzo incontrò papa Giovanni Paolo II per l'ultima volta, prima di rientrare a Calcutta dove morì il 5 settembre seguente, all'età di 87 anni.

La sua scomparsa suscitò grande commozione nel mondo intero: l'India le riservò solenni funerali di stato, che videro un'enorme partecipazione popolare e la presenza di importanti autorità del mondo intero. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar, arrivò persino a dichiarare: "Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo." Nawaz Sharif, Primo Ministro del Pakistan, disse inoltre che Madre Teresa era "un raro e unico individuo che ha vissuto a lungo per più alti scopi. La sua lunga vita di devozione alla cura dei poveri, dei malati e degli svantaggiati è stata uno dei più grandi esempi di servizio alla nostra umanità."






" Il sorriso è una maschera o un mantello che copre ogni cosa".

giovedì 13 marzo 2014

LE DONNE, IERI, OGGI.

Talvolta ci si chiede quante donne siano entrate a far parte della Storia? La nostra memoria è affollata di così tanti nomi maschili che, nell'immaginario collettivo, c'è sempre la presenza di un uomo dietro le grandi imprese.

E le donne? Per molti secoli restano 'invisibili' fra le mura di casa o di un convento, dedite alle arti cosiddette minori quali il ricamo, la tessitura, la miniatura. Nel Medioevo non possono intraprendere alcun tipo di apprendistato nelle botteghe d'arte o artigiane; per cui fino al Cinquecento viene repressa e ignorata ogni loro aspirazione o impresa.

Oggi, all’alba del millennio qualcosa sembra ancora non tornare. Tuttavia oggi le donne hanno ancora molta strada da percorrere per riaffermare la loro femminilità fatta di quei valori profondi e unici che avevano già nelle caverne. Ma per farlo è necessario riappropriarsi di quanto non è mai venuto meno: forza, equilibrio, passione, intelligenza, coraggio, abilità intellettive e manuali. Essere donne, ribelli, selvagge, streghe, guerriere, protagoniste.


"La bellezza della donna agli occhi degli uomini risiede nell’istinto sessuale. La donna appartiene al “secondo sesso” che da ogni punto di vista è inferiore all’uomo e quindi quest’ultimo deve essere comprensivo nei suoi confronti."
                                                  ABUSO DI FARMACI TRA LE DONNE

Contrastare l'uso e l'abuso di droga in un'ottica di genere puntando sulla prevenzione, il trattamento e la riabilitazione. Sono questi i punti cardine della prossima pubblicazione delle Nazioni unite UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute) e il DPA, dal titolo "DAD.NET - Donne Alcol Droga Network: la promozione di un approccio di genere nel settore delle dipendenze", i cui contenuti sono stati illustrati oggi a Roma.
"L'approccio di genere nelle tematiche legate alle droghe è stato finora trascurato - spiega  Giovanni Serpelloni, capo del DPA -. Ma se prima il rapporto tra uomo e donna nel consumo di droga era di uno a quattro ora è di uno a tre. Si tratta di un approccio diverso, le donne iniziano per esempio in età precoce e tra di loro sta aumentando in maniera preoccupante, soprattutto nella fascia dai 15 ai 19 anni, l'uso di farmaci non prescritti".
A preoccupare, secondo il capo del Dpa anche l'assunzione di sostanze (soprattutto alcol e cocaina) con l'obiettivo di controllare l'appetito. "Questo comportamento che ha una motivazione prettamente estetica - aggiunge - riguarda soprattutto le ragazze". Per quanto riguarda la cannabis, invece, si registrano ne fanno uso il 16 per cento delle ragazze tra i 15 e 19 anni a fronte del 26 per cento dei ragazzi (dieci punti percentuali in meno). Ma ad allarmare il Dpa è l'uso che si fa della sostanza in gravidanza. "Su alcuni siti se ne consiglia addirittura l'assunzione per rilassare le gestanti -afferma Serpelloni - mentre studi dimostrano che questo aumenta la propensione alla dipendenza nei figli. E' un aspetto che non si conosce ancora abbastanza ma su cui le donne devono stare particolarmente attente".

LA NOTTE DEGLI OSCAR
Donne vincitrici.



Miglior attrice non protagonista: 
Lupita Nyong'o per 12 anni schiavo.





Migliore scenografia: 
Catherine Martin per Il grande Gatsby.





Migliore attrice protagonista: 
Cate Blanchett per Blue Jasmine.






Migliori costumi:
Catherine Martin e Beverley Dunn per Il Grande Gatsby.






Miglior canzone originale:
Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez per Let It go 

(Frozen - Il regno di ghiaccio)

venerdì 7 marzo 2014

Festa della donna...

Ci si potrebbe anche scherzare sopra!

Se non fosse che,  senza di lei,  il cuore dell'uomo sarebbe poco più di un muscolo!


Felice festa ... figlia, sorella, compagna, moglie, madre, nonna!

lunedì 3 marzo 2014

                 L'ABORTO
“L’aborto è una conquista delle donne, che non si può rimettere in discussione”. La perentorietà di questa affermazione, il rifiuto anche della sola “discussione”, è la spia della povertà di argomentazioni di molti abortisti. I fautori dell'aborto "libero e senza condizioni" sono del resto una minoranza, che però pretende la rappresentanza esclusiva delle variegate posizioni dei cittadini su questo tema. Si vuole spacciare l’aborto per qualcosa di diverso – di più innocuo, di meno problematico di quello che è in realtà.
In ogni caso, vorrei provare a riflettere sul tema dell’aborto anche in una prospettiva femminile, ponendomi la domanda: l’aborto è davvero una conquista della donna? Io non lo penso, soprattutto se guardo alla cultura che promuove l'aborto.
L’aborto è scelto “liberamente”, nel senso che di rado è frutto di un’imposizione. Ma non è scelta “libera”, nel senso di scelta priva di condizionamenti, effettuata avendo di fronte più opzioni. Quasi sempre è scelta obbligata, espressione di una profonda solitudine: la donna che abortisce – e che potrebbe tenere il figlio sente di non avere il sostegno del suo uomo, né della società. Per molti uomini l’aborto è la strada più veloce per evitare di assumersi le proprie responsabilità. L'aborto per tutte le donne deve essere una scelta del tutto personale, è un passo duro d'affrontare e molte volte non è per niente facile per le persone che si trovano davanti ad un bivio, la cui scelta è molto importante.
Rita Levi Montalcini (1909 - 2012)
La scienziata italiana più famosa nel mondo. 
Neurobiologa, Nobel per la medicina, 
come donna si battè per tutta la vita 
in nome delle donne.





Anne Frank (1929 - 1945)
Sognava di diventare, da grande, una scrittrice. 

Morta bambina nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, 
continua a far parlare di sé attraverso il suo diario.



 
  Marie Curie (1867 - 1934)
La prima grande scienziata della storia. 
Premio Nobel per la fisica e per 
 la chimica per i suoi studi sulla radioattività.

 


Madre Teresa di Calcutta (1910 - 1997) 
Al di là del credo religioso, 
è stata una donna che ha smosso le coscienze di tutti, 
grazie al suo operato tra i più poveri di Calcutta. 
Ha vinto anche il Nobel della Pace nel 1979.


 


"Le Donne che hanno cambiato il mondo, non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza."