giovedì 27 febbraio 2014

IL MISTERO DELLA BELLEZZA

Non esiste una definizione univoca della bellezza: bello è qualcosa che attrae, che colpisce, che spinge a soffermare lo sguardo senza reprimere un senso di meraviglia, addirittura di estasi.
Ciò che è bello è buono“, scrive Platone.
La bellezza è la verità, la verità è la bellezza“, dichiara nei suoi versi John Keats.
Difficile stabilire cosa sia realmente la bellezza: essa potrebbe essere definita come “una proprietà dei corpi”, proprietà che  viene studiata da sempre e che ancora non si è riusciti a comprendere appieno, né a definire in modo univoco.
Da tempo immemorabile filosofi, letterati ed artisti si sono interrogati sul concetto di bellezza femminile ed hanno coniato moltissimi aforismi.
Per lo scrittore latino Seneca, la vera bellezza risiede nell’armonia e nella proporzione: “Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti”.
Con Seneca concorda il poeta inglese del Settecento Alexander Pope:
Non è un labbro o un occhio quello che chiamiamo bellezza, ma la forza globale e il risultato finale di tutte le parti”.
Il drammaturgo norvegese Henrik Ibsen, invece, pone l’accento sulla relatività della bellezza femminile: “Che cos’é la bellezza? Una convenzione, una moneta che ha corso solo in un dato tempo e in un dato luogo”.
Altri pensatori ne sottolineano il carattere fugace ed effimero:
 “La bellezza è ciò che cogliamo mentre sta passando” ( Muriel Barbery).
 “La bellezza è una visitatrice che viene senza preavviso, muta forma per un’ora, per un giorno, talvolta per più tempo; svapora ad un alito, dilegua da capo”( Rosamond Lehmann).
Quando riusciamo a vedere la bellezza, essa è sempre perduta” ( Mario Soldati).
 “Passa la bellezza, come profumo all’aria, e il suo ricordo sarà un rimpianto” ( A. Bazzero).
Di opinione completamente diversa é Oscar Wilde: “La bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una sull’altra, ma ciò che é bello é una gioia per tutte le stagioni, ed  un possesso per tutta l’eternità”.
In molti, poi, concordano su una verità inconfutabile: la bellezza è nel corpo, ma non è riducibile al corpo. A tale proposito si può citare Mahatma Gandhi: “La vera bellezza, dopo tutto, consiste nella purezza del cuore” o le parole di un autore anonimo: “La bellezza di una donna non è nei vestiti che indossa, nel suo fisico o nel modo di pettinarsi. La bellezza di una donna deve potersi leggere nei suoi occhi, perché è negli occhi che si trova la porta del cuore… il luogo in cui risiede l’amore”.
Definire la bellezza in tutte le sue infinite sfaccettature é quasi impossibile, ma un dato é assolutamente inconfutabile: la bellezza è qualcosa che genera piacere in chi la possiede e in chi la osserva.
Da sempre le donne hanno desiderato essere belle, ma di certo mai come oggi.
Nella società odierna, infatti, si è affermato un vero e proprio culto del corpo e la bellezza esteriore sembra essere più importante delle qualità morali ed intellettive: una vera e propria ossessione, un obiettivo da raggiungere a tutti i costi, ricorrendo, se necessario, a lifting, ritocchi vari, fino a veri e propri interventi chirurgici per assottigliare alcune parti o riempirne altre.
Ma il mito della bellezza non è certo una prerogativa esclusiva della nostra epoca, se oltre un secolo e mezzo fa il filosofo francese Paul Valéry affermava: “Definire il bello è facile: è ciò che fa disperare”.
Raggiungere e mantenere la tanto agognata bellezza, infatti, è spesso una lotta disperata: è per questo che a volte essere belli significa anche essere disperati.
L’ideale corporeo è spesso innaturale e quindi difficile da raggiungere; nel corso della storia le donne si sono dovute sacrificare ed hanno sofferto per raggiungerlo.
Da sempre esse sono intervenute sul proprio corpo in modo anche violento, sottoponendosi a vere e proprie torture pur di rientrare nei modelli estetici del momento: dai busti di stecche di balena, usati dalle donne del Settecento e Ottocento per strizzarsi le membra fino a spezzarsi le costole pur di avere un vitino di vespa, ai vertiginosi tacchi a spillo di epoca più recente indossati per rendere le gambe più lunghe e slanciate.
Un piedino piccolo su una donna è molto bello” recitava l’antica tradizione cinese: il che portò milioni di genitori a rompere l’arco del piede delle proprie figlie per poi costringerlo in una bendatura strettissima al fine di ottenere quella particolare e “aggraziata” andatura.
Se le donne cinesi si bendavano i piedi per impedirne la crescita, quelle giapponesi si coloravano artificialmente il volto con polvere di riso per renderlo bianchissimo e le dame del Settecento usavano mettere finti nei e coloravano di rosso acceso gli zigomi per esaltare la loro bellezza.
Data l’estrema difficoltà di definire la bellezza, concetto non assoluto ed estremamente mutevole, si può concludere con l’affermazione del celebre artista Munari: “Se volete sapere qualcosa di più sulla bellezza, che cos’è esattamente, consultate una storia dell’arte e vedrete che ogni epoca ha le sue veneri e che queste veneri, messe assieme e confrontate fuori dalle loro epoche, sono una famiglia di mostri. Non è bello quel che è bello, disse il rospo alla rospa, ma è bello quel che piace”.
Mentre tutto cambia, una sola certezza resta: la bellezza, declinata negli infiniti aspetti di ogni donna, è sempre stata e continuerà ad essere cruccio e arma di seduzione del sesso femminile.

E’ con la civiltà egiziana che si comincia a scoprire la bellezza e l’armonia della figura femminile.
Sono celebri l’avvenenza e l’eleganza delle antiche egizie, testimoniata dalle splendide sculture, pitture, e dai capolavori di oreficeria che sono giunti fino a noi.
Le donne egizie hanno un vero e proprio culto della bellezza: danno molta importanza alla cura del proprio corpo e usano la cosmesi per valorizzarlo.
Il trucco, utilizzato per sottolineare gli occhi, le vene delle tempie e del seno, conferisce alla figura femminile sensualità, fascino, grazia, magnetismo e seduzione: tutte le caratteristiche della bellezza femminile nell’Antico Egitto.

E’ solo a partire dalla Grecia classica (V sec. a.C.) che si affermano veri e propri canoni estetici. Per il periodo precedente si può solo prendere atto, attraverso le fonti documentarie, di come tra i popoli più antichi le donne cercassero di rendere più gradevole il loro aspetto fisico.
All’idea di bellezza gli antichi Greci associano i concetti di grazia, misura e soprattutto proporzione: un corpo è bello quando esiste equilibrio, simmetria ed armonia tra tutte le sue parti e tra ciascuna di esse e la figura intera. Il corpo femminile, visto attraverso l’arte greca, è un corpo di grande bellezza e armonia, le cui proporzioni ottimali ne fanno ancora oggi un ideale di perfezione.
Il fisico femminile più apprezzato è morbido e formoso, con fianchi larghi, seno e glutei non troppo pronunciati, ma rotondi e sodi.
 Alla fine degli anni Venti si scopre il piacere di una pelle femminile abbronzata, non più espressione di appartenenza ad una classe sociale inferiore, ma segno di salute e benessere fisico: Coco Chanel istiga le donne ad abbandonare l’ombrellino che proteggeva la pelle dai raggi solari, ad eliminare i guanti e ad accorciare le gonne.

LE DONNE E L'ANORESSIA

L'anoressia è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall'ostinato rifiuto del cibo fino ad uno stato di grave debilitazione. L'anoressia nasconde un profondo disagio psichico che la persona prova a mettere a tacere attraverso il controllo ossessivo delle calorie e del peso. Il corpo viene danneggiato nelle sue funzioni vitali con pesanti conseguenze fisiche: in alcuni casi, si rischia addirittura la morte. Le donne che soffrono di questo disagio difficilmente riescono a comprendere la gravità dell'eccessivo dimagrimento, si mostrano spesso fredde, scostanti, controllate e rigide. Non hanno coscienza del loro disagio e sembrano indifferenti alle proprie condizioni fisiche.
Oggi il corpo femminile  viene esibito continuamente dalla pubblicità, dalla
televisione, dai giornali etc. La ragazza adolescente è indotta a conformarsi a quello stile e
necessariamente prende quei corpi come modello a cui tendere: finisce per credere che le modelle
rappresentino la vetta più alta del benessere, della felicità e che il successo è strettamente legata alla magrezza.

Le donne sono completamente ossessionate dalle calorie e dalla voglia di dimagrire che non pensano più alla propria salute e alle piccole bellezze della vita.

giovedì 13 febbraio 2014


LE DONNE A CASA?
"Aumenta il tasso d’inattività, crescono i licenziamenti e la cassa integrazione e sembra più semplice nelle riorganizzazioni delle imprese, lasciare le donne a casa, con l’idea e la vecchia cultura discriminatoria, che “tanto le donne hanno il lavoro di cura in famiglia da svolgere”.
La nostra Costituzione afferma che siamo una Repubblica fondata sul lavoro, e, all’articolo tre, che vanno rimossi tutti gli ostacoli che impediscono a donne e uomini pari opportunità nel avere il diritto al lavoro. Criticità e arretratezze che sono particolarmente evidenti nel Mezzogiorno, dove si è riscontrata quasi la metà del calo complessivo delle occupate, meno 105.000 donne secondo il CNEL. Tutto questo in una realtà geografica che già presentava bassi tassi di occupazione femminile, realtà già molto difficile dell’occupazione femminile."
 
 “Ogni anno, una donna su tre 
è vittima di violenza. 
Un miliardo di donne 
violate è un’atrocità, 
un miliardo di donne 
che danzano 
è una rivoluzione.


 
E' questo lo slogan del One Billion Rising, una protesta pacifica, con letture, balli, un flash mob e tanta musica, un invito a cessare la violenza, in particolar modo su donne e bambine. 

Un San Valentino in piazza contro la violenza sulle donne, un evento mondiale che l’anno scorso ha fatto ballare un miliardo di persone. Dove ogni persona può manifestare il suo pensiero o semplicemente sostenere tutte quelle donne che hanno o stanno passando queste atroci esperienze. Proteste come queste, servono soprattutto a dar voce a donne che in qualsiasi parte del mondo non hanno coraggio di parlarne o di chiedere aiuto ad amici o familiari o a tutte quelle donne che sono sole e che non sanno come essere salvate. 

  
"La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci."
 Isaac Asimov

La Donna e lo Sport nell'era fascista

-La Chiesa diceva-  

"Lo sport è un ostacolo al ruolo della donna,
che deve essere prima di tutto una buona moglie ed una buona madre". 
Ma gruppi di donne operaie riuscirono a fondare dei CIRCOLI SPORTIVI (F.I.A.F),
 finalizzati a prepararle all’esercizio pubblico.





 

Donne e Cucina


 

 
La Donna e La Cucina.

 
Malgrado sia piú facile avere un papa nero che una donna a capo di una grande maison, la cucina ha radici innegabilmente femminili che ambiente maschilista, organizzazioni di stampo militare, discriminazioni e svantaggio storico contribuiscono a soffocare.


In principio erano le madri, o forse le nonne: l'evocazione nostalgica dei sapori d'antan aleggia nelle interviste degli chef stellati come un simpatico, vago ritornello.  Non c'è paradosso piú vistoso nel mondo della ristorazione: ogni cucina, vuole il cliché, è innanzitutto un luogo delle donne, eppure lo chef, che con essa accumula denaro e potere, è (quasi sempre) maschio e gagliardo. Un'espropriazione di saperi probabilmente senza pari. Ma il mondo della ristorazione, per fortuna, è anche retto dal principio di merito

 La Donna e lo SPORT

“Lo sport è un diritto che si acquisisce dalla nascita. Appartiene a tutti gli esseri umani. Noi dobbiamo lavorare tutti insieme per mettere lo sport al servizio di tutti. La lezione appresa dal 20° secolo è che le donne atlete hanno arricchito il Movimento Olimpico. La lezione del 21° secolo deve essere che le donne dirigano l’arricchimento ancora di più.” Questa è una parte del discorso di Anita Defrantz, presidente del CIO, gruppo di lavoro che vuole promuovere la partecipazione delle donne nello sport.
In effetti le donne sono state sempre discriminate nello sport. Negli anni dell’antica Grecia, le donne non potevano per niente partecipare ai giochi olimpici e nemmeno assistere alle gare. Si narra che la prima donna a partecipare
lo fece  con uno stratagemma…. travestendosi da uomo.  Nelle olimpiadi moderne che ebbero inizio nel 1896, la prima olimpiade aperta anche alle donne fu quella di Parigi nel 1900. La prima Italiana a partecipare ai giochi fu  O. Valla (1920).
Ancora oggi non tutte le nazioni accettano la partecipazione delle donne alle olimpiadi. In qualche paese di religione Musulmana le donne non praticano lo sport, o se lo praticano lo fanno solo davanti ad altre donne. Parlando con Alì, un Tunisino di fede musulmana che vive a Fasano, ho scoperto che le poche donne del suo paese che praticano sport devono indossare un velo che copra i capelli e tutto il corpo. Per loro è una questione sia religiosa che di etica morale. Vorrei ricordare che  alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 Hassiba Boulmerka, mezzofondista algerina, pur conoscendo i rischi di infrangere tabù secolari,  ha avuto il coraggio di correre a gambe scoperte ( vincendo l’oro) ed è stata per questo condannata a morte dal Gruppo Islamico Armato .
Ma è anche vero che grazie a questi atti di coraggio che le donne in Tunisia ed in altri paesi del mondo (come in Afganistan) vanno  via via sempre più emancipandosi . Spero che come la Tunisia e il Canada, che alla 3° conferenza mondiale del 2000 sulla donna e lo sport ha assicurato una partecipazione crescente delle donne nello sport, tutti i paesi possano eliminare tutti i pregiudizi sulla donna nello sport e i pregiudizi in generale.
Michele Savoia - classe IV Liceo “Da Vinci” Fasano - Italia