lunedì 7 aprile 2014

gravidanza

LA DONNA E LA MAGIA DELLA GRAVIDANZA 
 
La gravidanza rappresenta per ogni donna un evento assolutamente speciale. Un essere umano si sviluppa e cresce attraverso un altro essere umano per poi nascere! Diventare mamma, perciò, è un’esperienza emozionale, fisica e mentale, fortissima. In questa rubrica tratteremo alcuni suggerimenti attraverso i quali aumentare la propria attenzione sul proprio corpo e sul bimbo che si porta in grembo, imparando così a conoscersi meglio proprio mentre lui sta crescendo.Il parto è un evento di portata simbolica enorme. Pochi altri momenti della vita sono altrettanto intrisi di carnalità e poesia, paura e meraviglia!

 Non è sempre facile capire i segnali che il nostro corpo trasmette: a volte la voglia di rimanere incinta induce in errore e alcuni segnali possono essere fraintesi. Per avere la certezza, quindi, è sempre meglio fare un test di gravidanza. Ecco però quali sono i segnali più comuni di una gravidanza in corso.


Segnali di gravidanza

  • Capezzoli più scuri Per effetto degli ormoni della gravidanza e dell’aumentata irrorazione sanguigna, l’areola e la vulva diventano più scure. Probabilmente i piccoli rilievi sull’areola, i cosiddetti tubercoli di Montgomery, appaiono più sporgenti e di un marrone più intenso.
  • Seno più sensibile Non riesci più a dormire a pancia in giù? Per effetto della tempesta ormonale che si scatena subito dopo la fecondazione, le ghiandole mammarie crescono, il seno diventa più grosso e più duro e la donna spesso avverte una tensione dolorosa.
  • Piccole perdite marroni Queste perdite possono verificarsi anche all'inizio della gravidanza. Tuttavia bisogna sempre consultare il medico. Le perdite di colore marrone possono infatti avere anche molte altre cause.
  • Sensibilità agli odori Molte donne incinte sono particolarmente sensibili agli odori. In gravidanza tutti i sensi si affinano. I ricercatori ipotizzano un ingegnoso disegno della natura: gli alimenti facilmente deperibili come la carne e il pesce, ma anche sostanze che si dovrebbero evitare (alcol, caffè, sigarette) vengono percepiti dalle future mamme come sgradevoli. Questo meccanismo protegge la mamma e il bambino.
  • Pancia dura e gonfia L’aumentata produzione del progesterone in gravidanza limita l’attività dell’intestino, causando stitichezza e sensazione di gonfiore. Problemi di questo tipo si possono però avere anche indipendentemente da una gravidanza.
  • Tensione al basso ventre Avverti una tensione al basso ventre diversa dal solito mal di pancia che precede il ciclo? L’utero si prepara alla gravidanza e ciò è accompagnato appunto da una tipica tensione al basso ventre. L’utero cresce, l’irrorazione sanguigna aumenta, compaiono nuovi vasi. Questa trasformazione viene percepita dalle mamme in attesa e molte dicono: “Nella mia pancia sta succedendo qualcosa”. Per la maggior parte delle donne l’iniziale senso di fastidio dovuto al bambino che cresce nella pancia è diversa dai disturbi al basso ventre che si hanno con il ciclo.
  • Fame da lupi Il processo di trasformazione che inizia con la gravidanza richiede forze e il corpo consuma più energia. Per questo motivo molte mamme in attesa hanno più appetito. Tuttavia le donne vengono assalite da attacchi di fame anche prima delle mestruazioni oppure in periodi di forte stress. Nei primi tre mesi a letto presto e dieta equilibrata.
  • Stanchezza L’inizio della gravidanza è accompagnato dalla stanchezza e a volte anche da un senso di vertigini. Il motivo: nei primi mesi la pressione del sangue si abbassa un po’. Farsi la doccia alternando acqua calda e acqua fredda, un’alimentazione equilibrata e passeggiate all’aria aperta possono migliorare la condizione fisica generale. Vertigini e stanchezza possono anche essere dovute ad anemia: basta fare gli esami del sangue.
  • Stimolo di fare pipì Man mano che la gravidanza procede e la pancia cresce, il bisogno di urinare aumenta. Ma anche nello stadio iniziale molte donne devono andare in bagno più spesso del normale. Ciò dipende dal più alto livello di estrogeno. Questi ormoni rilassano i tessuti, allentano i muscoli e per questo anche l’uretra resiste meno a lungo alla pressione della vescica.
  • Malessere al mattino Questo cliché si addice perfettamente a una gravidanza. Soprattutto se si ripete per più giorni consecutivi. Il responsabile della sensazione di malessere è l’ormone della gravidanza HCG. Alcune donne sono molto sensibili a questo ormone, altre meno. Una volta appurata la gravidanza, l’agitazione legata alla novità può aumentare il senso di nausea. In caso di frequenti attacchi di vomito la futura mamma deve parlarne al medico.
  • Come un leggero strappo all’inguine All’inizio della gravidanza viene prodotto molto più estrogeno, che allenta i legamenti in modo che possano adattarsi alla pancia che cresce. Ciò si manifesta appunto con una sensazione di tensione o puntura nella regione inguinale. Il dolore può comunque essere dovuto anche a uno strappo.


ALIMENTAZIONE IN GRAVIDANZA 

 Alimentazione in gravidanza

Prima Regola: Non Mangiare per due!

Parlare di alimentazione in gravidanza significa prestare attenzione alla quantità, alla qualità e alla distribuzione dei cibi assunti, e dei pasti effettuati, durante i nove mesi di gestazione. Parlare di alimentazione in gravidanza significa innanzitutto sfatare un luogo comune assai diffuso e purtroppo spesso pericoloso. Ossia quello di credere che, di colpo, "dal momento in cui siamo in due" occorra anche "mangiare per due". Allo stesso modo è assolutamente scorretto anteporre preoccupazioni di carattere puramente estetico al benessere proprio e del proprio bambino.
 Alimentazione in gravidanza

Controllo del Peso in Gravidanza



Partiamo quindi con il ricordare e sottolineare alcune regole fondamentali da seguire e alcuni criteri basilari da rispettare. Ad esempio, occorre innanzitutto prestare attenzione alle misure iniziali - pre-gravidiche - della gestante e calcolare il suo indice di massa corporea o Body Max Index. La formula da utilizzare è molto semplice. Basta dividere il proprio peso per la propria altezza al quadrato. In altre parole, ipotizziamo di avere a che fare con una certa signora Maria. E mettiamo che questa, all'inizio dei nove mesi di gravidanza, misuri 170 centimetri di altezza per 65 chilogrammi di peso. Il calcolo da effettuare sarà 65 diviso 2,89 (ossia 1,70 al quadrato). Il risultato sarà 22,49, quindi compreso nell'intervallo standard tra 19,8 e 26. Ciò significa che la signora Maria ha un indice di massa corporea nella norma (verrà definita "normopeso") e che nel corso dei nove mesi di gravidanza potrà fisiologicamente aumentare tra gli 11,5 ed i 16 chilogrammi.
Se il suo body mass index fosse invece risultato inferiore a 19,8, la signora Maria sarebbe stata definita "magra" o - soprattutto in caso di valori inferiori a 18,5 - addirittura "sottopeso". Per lei verrebbe quindi giudicato fisiologico un aumento di peso in gravidanza compreso tra i 12,5 e i 18 chilogrammi. Al contrario una signora che iniziasse la propria gestazione con un indice di massa corporea compreso tra 26 e 29 dovrebbe cercare di limitare la propria crescita ponderale durante i nove mesi tra i 7 e gli 11,5 chilogrammi. Una donna, infine, che presenti un indice di massa corporea superiore a 30 già prima di rimanere incinta (quindi tendente all'obesità), non dovrà aumentare in gravidanza più di 7 chilogrammi.



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Alimentazione in gravidanza

Il secondo concetto da rimarcare si riferisce alla distribuzione - fisica e temporale - dei chili che la donna viene ad acquistare nel corso delle quaranta settimane in questione. Intanto occorre ricordare che l'aumento di peso è molto più significativo nella seconda metà della gravidanza (dalla ventesima settimana in poi). Quindi l'aver mantenuto un buon peso nelle prime venti settimane non deve diventare il pretesto per lasciarsi andare nella fase successiva.
Inoltre dobbiamo tenere presente che tale aumento di peso non è imputabile solo ed esclusivamente ad un corrispondente aumento di grasso corporeo ma anche a molti altri fattori: il feto ad esempio, che alla fine della gestazione graverà sulla bilancia per circa tre chili e mezzo. E ancora il liquido amniotico in cui questo è immerso e naturalmente la placenta che, da sola, arriverà a pesare circa 500 grammi.
Inoltre la maggior parte delle donne in gravidanza dovrà fare i conti con problemi più o meno intensi di ritenzione idrica, quindi con edemi e gonfiori, soprattutto agli arti inferiori; per quanto fastidiosi, questi rappresentano l'inevitabile e necessario effetto delle trasformazioni ormonali tipiche di questa fase. Non parliamo poi degli altrettanto fisiologici aumenti che riguarderanno l'utero, il seno e lo stesso sangue circolante.
Il dato positivo, se così lo vogliamo definire, riguarda però il post-parto. Ovviamente i chili dovuti al feto e agli annessi come la placenta verranno persi immediatamente dopo la nascita del bambino. Allo stesso modo, salvo particolari condizioni patologiche, i problemi di ritenzione idrica verranno smaltiti piuttosto rapidamente.
Resteranno invece da "riassorbire" i veri chili di tessuto adiposo accumulati in gravidanza. Ecco perché un aumento controllato di peso durante la gestazione renderà anche il recupero successivo più semplice e indolore.
Lo stesso recupero della forma fisica dopo il parto, d'altra parte, dovrà rispettare tempi e modalità ben precise. Alcuni, un po' provocatoriamente, affermano addirittura che la gravidanza duri 18 mesi invece di nove. I primi nove servono per formare, sviluppare e far nascere il bambino. I secondi nove servono invece a riportare la madre a condizioni fisiche simili a quelle pre-gravidiche. Un obiettivo possibile ma da perseguire in modo controllato e senza rischiose impazienze.



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Un "viaggio" nel viaggio.

Capita spesso, durante i viaggi, di perdersi guardando fuori dal finestrino. Di pensare a tutto, di fare giri immensi con fantasia ed immaginazione. Viaggiare significa vivere in “un tempo fuori dal tempo”, è come se ti fermassi per viaggiare solamente con il pensiero e con le emozioni. Seduta nel tuo piccolo posto, guardo fuori, tutto scorre velocemente come in un film, come in una fotografia sfuocata dove nulla è veramente importante, dove ci sei solo tu. Una sensazione di libertà che si unisce alla voglia di andare lontano, quasi di fuggire, almeno per degli istanti. Guardare fuori dal finestrino ha un fascino innegabile. Che sia un’auto, un treno, un bus, una casa. Uno sguardo, attraverso il vetro, lo si butta sempre. 
 
E' bello vedere poi, che bastano un paio di cuffiette e la tua musica preferita, per ammirare meglio quello che ci circonda ogni giorno e non notiamo, e soprattutto vedere dove la nostra mente riesce ad arrivare.

lunedì 31 marzo 2014

Donne dello Sport
Federica Pellegrini (Italia, Nuoto)  

E' vero, ha deluso tutti a Londra, ma è senza ombra di dubbio ancora una delle nuotatrici più forte al mondo.







 Serena Williams (USA, Tennis) 

E’ riuscita a riprendersi il trono di miglior giocatrice del mondo. Quando sta bene, ha ben poche rivali.








 Carolina Kostner (Italia, Pattinaggio)

Altalenante, ma comunque capace di vincere ancora il titolo di campionessa europea anche nel 2013 a Zagabria.







 Allyson Felix (USA, Atletica) 

Una delle donne più veloci al mondo e grande protagonist a Londra 2012 con 3 medaglie d’oro portate a casa.









Josefa Idem (Italia, Canoa)

L'altra vera leggenda dei giochi. Quarantasette anni, otto olimpiadi. Un'atleta, una donna per la quale è difficile trovare aggettivi.

giovedì 27 marzo 2014

#1: La mia ex …
Quando esci con una ragazza, non nominare  il nome della tua ex invano. 
Se è lei a domandarti della tua ex, rispondigli che è una storia finita
e che parlarne è talmente noioso.

#2: "Fai come vuoi!"
Per non arrivare al “torto” e non “apparire” disinteressato il segreto sta nel partecipare alla conversazione rilanciando la domanda. Quindi anche se l’argomento è noioso o molesto, se viene estratto durante la semifinale di Champions League contro il Barcellona, negli ultimi cinque minuti di quella partita, l’uomo ha il dovere di esserci nella discussione, interagendo astutamente e rilanciando il quesito alla propria metà. 


#3: "Ma cosa hai fatto ai capelli?"
Ci sono due strade per arrivare al medesimo risultato
 quando ti trovi faccia a faccia con il nuovo look della tua ragazza.

La prima, sbagliata, è questa  "Cos'hai fatto in testa? ' ne è la variante.
La seconda, giusta, consiste nel dire “Come stai bene con questo nuovo taglio!”
Anche se non è vero? Si, anche se non è vero.

 #4: "Ti sei ingrassata amore?!"
Quell' "amore" NON ti servirà a nulla.
GAME OVER

lunedì 24 marzo 2014


 Ai Limiti Del Paradosso, Il Fenomeno Pasqualina!
  

http://www.youtube.com/watch?v=iEaYIGToj_k


 

 Rita Levi Montalcini



Nata a Torino il 22 aprile 1909, Rita Levi-Montalcini è stata la più grande scienziata italiana. Unica italiana insignita di un premio Nobel «scientifico« (per la medicina e la fisiologia), ottenuto nel 1986, è stata anche la prima donna a essere ammessa all’Accademia pontificia delle scienze. Dal 1° agosto 2001 era senatrice a vita della Repubblica italiana. Il padre (Adamo Levi) era un ingegnere, mentre la madre (Adele Montalcini) era una pittrice, e con la gemella Paola (deceduta nel 2000) si divise i talenti dei genitori: a Rita andò l’amore per la scienza del padre, a Paola le qualità di artista della madre. Contrariamente ai voleri del padre, proseguì negli studi e si iscrisse a medicina all’Università di Torino, dove si laureò nel 1936 con 110 e lode. Negli anni Trenta l’università del capoluogo piemontese era una culla di talenti straordinari: uno dei suoi maestri fu Giuseppe Levi (padre della scrittrice Natalia Ginzburg) e tra i suoi compagni di studi figurano altri due futuri premi Nobel: Salvador Luria e Renato Dulbecco.
 

LEGGI RAZZIALI 

A causa delle leggi razziali di Mussolini, andò a Bruxelles. Ritornò a Torino poco prima dell’invasione nazista del Belgio. Non potendo più frequentare l’università in quanto ebrea, riuscì ad allestire un piccolo laboratorio di ricerca nella sua camera da letto. Dopo i bombardamenti alleati si rifugiò in campagna, ma in seguito all’8 settembre 1943, per evitare i rastrellamenti, andò a Firenze nascondendosi per non essere arrestata e deportata in Germania. Dopo la liberazione, nel 1947 le venne offerta una cattedra alla Washington University di St.Louis dove, all’inizio degli anni Cinquanta, fece la sua scoperta più importante: la proteina del fattore di crescita del sistema nervoso (Ngf), studio che trent’anni dopo venne premiato con il Nobel, una ricerca fondamentale per la comprensione dei tumori e con ricadute importanti nella cura di malattie come Alzheimer e Sla.
 

IL RITORNO IN ITALIA 

Una volta in pensione, nel 1977 ritornò in Italia, con la quale non aveva mai interrotto i rapporti – negli anni Sessanta e Settanta collaborò in numerose occasioni con il Cnr e non lasciò mai la nazionalità italiana per diventare cittadina statunitense. Nel 1987 ricevette dal presidente Ronald Reagan la Medal of Science, il più alto riconoscimento scientifico americano. Sebbene dichiaratamente atea, donò una parte del premio in denaro del Nobel per la costruzione di una sinagoga a Roma.
 

RICONOSCIMENTI  

Innumerevoli i suoi riconoscimenti nazionali e internazionali, ai quali vanno sommate oltre venti lauree honoris causa. Membro delle più prestigiose accademie scientifiche mondiali, tra le quali la Royal Society britannica e la National Academy of Sciences americana. Dal 2001 era senatrice a vita. La sua autobiografia, Elogio dell’imperfezione, venne pubblicata nel 1987, ampliata poi con Cantico di una vita (2000), che contiene alcune delle numerose lettere che scambiò negli anni con la sua famiglia e in particolare con l’amata gemella Paola. Anche molto anziana continuò la sua opera instancabile a favore della ricerca («Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente», disse in un’intervista a Wired in occasione dei suoi 100 anni), per le pari opportunità e per la diffusione della cultura intesa come base per costruire una società migliore.



 MADRE TERESA DI CALCUTTA
  

Madre Teresa di Calcutta, è stata una religiosa e beata albanese, di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità.
Il suo lavoro tra le vittime della povertà di Calcutta l'ha resa una delle persone più famose al mondo.
Ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1979, e il 19 ottobre 2003 è stata proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II.

 

La giovinezza e l'arrivo in India


Nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia di genitori albanesi. All'età di otto anni rimase orfana di padre e la sua famiglia si trovò in gravi difficoltà economiche. A partire dall'età di dieci - quattordici anni partecipò alle attività della parrocchia del Sacro Cuore di Skopje, in particolare quelle del coro, del teatro e dell'aiuto alle persone povere. In quel periodo cominciò a conoscere l'India tramite le lettere di missionari gesuiti attivi nel Bengala.
Nel 1928, a diciotto anni, decise di prendere i voti entrando come aspirante nelle Suore di Loreto, un ramo dell'Istituto della Beata Vergine Maria che svolgeva attività missionaria in India. Dopo un primo colloquio a Parigi, venne inizialmente inviata a Dublino, in Irlanda, dove si fermò sei settimane per imparare le prime nozioni di inglese e ricevere il velo di postulante.
Nel gennaio 1929 raggiunse l'India dove, dopo una breve sosta a Calcutta, venne inviata nel Darjeeling, alle pendici dell'Himalaya, per completare la sua preparazione. Qui si fermò due anni, studiando le lingue inglese e bengali e insegnando nella scuola annessa al convento. Svolse anche un'attività come aiuto-infermiera che la mise in contatto con la realtà dei malati. Il 24 maggio 1931, prese i voti temporanei, assumendo il nome di Maria Teresa, ispirandosi a santa Teresa di Lisieux.

 

Le Missionarie della Carità


Nel 1950, Madre Teresa fondò la congregazione delle Missionarie della carità, la cui missione era quella di prendersi cura dei "più poveri dei poveri" e "di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono fuggite da tutti". Le prime aderenti furono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve alla Saint Mary. Stabilì come divisa un semplice sari bianco a strisce azzurre, pare fu scelto da Madre Teresa perché era il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio ma soprattutto perché aveva i colori della casta degli intoccabili, la più povera dell'india.
Il numero di persone che desideravano seguire l'esempio di Madre Teresa crebbe rapidamente, tanto che le stanze messe inizialmente a disposizione da Gomes si rivelarono presto inadeguate. Nel febbraio 1953 le suore poterono quindi spostarsi in una nuova sede a 54A Lower Circular Road, messa a loro disposizione dall'arcidiocesi di Calcutta, che ospita tuttora la casa madre delle Missionarie della Carità. Lo stile di vita voluto da Madre Teresa, ispirato in parte a san Francesco, prevedeva un'austerità rigorosa, in linea con la condizione di vita dei poveri e con la necessità di preservare gli ideali del nuovo ordine.

 

Gli ultimi anni di vita e la morte

 

A partire dalla fine degli anni ottanta, le sue condizioni peggiorarono: dopo un primo ricovero nel 1983, nel 1989 in seguito a un infarto le fu applicato un pacemaker. Si dimise da superiora dell'Ordine ma in seguito a un ballottaggio fu rieletta praticamente all'unanimità, contando solo qualche voto astenuto. Accettò il risultato e rimase alla guida della congregazione.
Il 13 marzo 1997 lasciò definitivamente la guida delle Missionarie della Carità, alla cui guida subentrò suor Nirmala Joshi. A marzo incontrò papa Giovanni Paolo II per l'ultima volta, prima di rientrare a Calcutta dove morì il 5 settembre seguente, all'età di 87 anni.

La sua scomparsa suscitò grande commozione nel mondo intero: l'India le riservò solenni funerali di stato, che videro un'enorme partecipazione popolare e la presenza di importanti autorità del mondo intero. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar, arrivò persino a dichiarare: "Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo." Nawaz Sharif, Primo Ministro del Pakistan, disse inoltre che Madre Teresa era "un raro e unico individuo che ha vissuto a lungo per più alti scopi. La sua lunga vita di devozione alla cura dei poveri, dei malati e degli svantaggiati è stata uno dei più grandi esempi di servizio alla nostra umanità."






" Il sorriso è una maschera o un mantello che copre ogni cosa".

giovedì 13 marzo 2014

LE DONNE, IERI, OGGI.

Talvolta ci si chiede quante donne siano entrate a far parte della Storia? La nostra memoria è affollata di così tanti nomi maschili che, nell'immaginario collettivo, c'è sempre la presenza di un uomo dietro le grandi imprese.

E le donne? Per molti secoli restano 'invisibili' fra le mura di casa o di un convento, dedite alle arti cosiddette minori quali il ricamo, la tessitura, la miniatura. Nel Medioevo non possono intraprendere alcun tipo di apprendistato nelle botteghe d'arte o artigiane; per cui fino al Cinquecento viene repressa e ignorata ogni loro aspirazione o impresa.

Oggi, all’alba del millennio qualcosa sembra ancora non tornare. Tuttavia oggi le donne hanno ancora molta strada da percorrere per riaffermare la loro femminilità fatta di quei valori profondi e unici che avevano già nelle caverne. Ma per farlo è necessario riappropriarsi di quanto non è mai venuto meno: forza, equilibrio, passione, intelligenza, coraggio, abilità intellettive e manuali. Essere donne, ribelli, selvagge, streghe, guerriere, protagoniste.


"La bellezza della donna agli occhi degli uomini risiede nell’istinto sessuale. La donna appartiene al “secondo sesso” che da ogni punto di vista è inferiore all’uomo e quindi quest’ultimo deve essere comprensivo nei suoi confronti."
                                                  ABUSO DI FARMACI TRA LE DONNE

Contrastare l'uso e l'abuso di droga in un'ottica di genere puntando sulla prevenzione, il trattamento e la riabilitazione. Sono questi i punti cardine della prossima pubblicazione delle Nazioni unite UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute) e il DPA, dal titolo "DAD.NET - Donne Alcol Droga Network: la promozione di un approccio di genere nel settore delle dipendenze", i cui contenuti sono stati illustrati oggi a Roma.
"L'approccio di genere nelle tematiche legate alle droghe è stato finora trascurato - spiega  Giovanni Serpelloni, capo del DPA -. Ma se prima il rapporto tra uomo e donna nel consumo di droga era di uno a quattro ora è di uno a tre. Si tratta di un approccio diverso, le donne iniziano per esempio in età precoce e tra di loro sta aumentando in maniera preoccupante, soprattutto nella fascia dai 15 ai 19 anni, l'uso di farmaci non prescritti".
A preoccupare, secondo il capo del Dpa anche l'assunzione di sostanze (soprattutto alcol e cocaina) con l'obiettivo di controllare l'appetito. "Questo comportamento che ha una motivazione prettamente estetica - aggiunge - riguarda soprattutto le ragazze". Per quanto riguarda la cannabis, invece, si registrano ne fanno uso il 16 per cento delle ragazze tra i 15 e 19 anni a fronte del 26 per cento dei ragazzi (dieci punti percentuali in meno). Ma ad allarmare il Dpa è l'uso che si fa della sostanza in gravidanza. "Su alcuni siti se ne consiglia addirittura l'assunzione per rilassare le gestanti -afferma Serpelloni - mentre studi dimostrano che questo aumenta la propensione alla dipendenza nei figli. E' un aspetto che non si conosce ancora abbastanza ma su cui le donne devono stare particolarmente attente".

LA NOTTE DEGLI OSCAR
Donne vincitrici.



Miglior attrice non protagonista: 
Lupita Nyong'o per 12 anni schiavo.





Migliore scenografia: 
Catherine Martin per Il grande Gatsby.





Migliore attrice protagonista: 
Cate Blanchett per Blue Jasmine.






Migliori costumi:
Catherine Martin e Beverley Dunn per Il Grande Gatsby.






Miglior canzone originale:
Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez per Let It go 

(Frozen - Il regno di ghiaccio)

venerdì 7 marzo 2014

Festa della donna...

Ci si potrebbe anche scherzare sopra!

Se non fosse che,  senza di lei,  il cuore dell'uomo sarebbe poco più di un muscolo!


Felice festa ... figlia, sorella, compagna, moglie, madre, nonna!

lunedì 3 marzo 2014

                 L'ABORTO
“L’aborto è una conquista delle donne, che non si può rimettere in discussione”. La perentorietà di questa affermazione, il rifiuto anche della sola “discussione”, è la spia della povertà di argomentazioni di molti abortisti. I fautori dell'aborto "libero e senza condizioni" sono del resto una minoranza, che però pretende la rappresentanza esclusiva delle variegate posizioni dei cittadini su questo tema. Si vuole spacciare l’aborto per qualcosa di diverso – di più innocuo, di meno problematico di quello che è in realtà.
In ogni caso, vorrei provare a riflettere sul tema dell’aborto anche in una prospettiva femminile, ponendomi la domanda: l’aborto è davvero una conquista della donna? Io non lo penso, soprattutto se guardo alla cultura che promuove l'aborto.
L’aborto è scelto “liberamente”, nel senso che di rado è frutto di un’imposizione. Ma non è scelta “libera”, nel senso di scelta priva di condizionamenti, effettuata avendo di fronte più opzioni. Quasi sempre è scelta obbligata, espressione di una profonda solitudine: la donna che abortisce – e che potrebbe tenere il figlio sente di non avere il sostegno del suo uomo, né della società. Per molti uomini l’aborto è la strada più veloce per evitare di assumersi le proprie responsabilità. L'aborto per tutte le donne deve essere una scelta del tutto personale, è un passo duro d'affrontare e molte volte non è per niente facile per le persone che si trovano davanti ad un bivio, la cui scelta è molto importante.
Rita Levi Montalcini (1909 - 2012)
La scienziata italiana più famosa nel mondo. 
Neurobiologa, Nobel per la medicina, 
come donna si battè per tutta la vita 
in nome delle donne.





Anne Frank (1929 - 1945)
Sognava di diventare, da grande, una scrittrice. 

Morta bambina nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, 
continua a far parlare di sé attraverso il suo diario.



 
  Marie Curie (1867 - 1934)
La prima grande scienziata della storia. 
Premio Nobel per la fisica e per 
 la chimica per i suoi studi sulla radioattività.

 


Madre Teresa di Calcutta (1910 - 1997) 
Al di là del credo religioso, 
è stata una donna che ha smosso le coscienze di tutti, 
grazie al suo operato tra i più poveri di Calcutta. 
Ha vinto anche il Nobel della Pace nel 1979.


 


"Le Donne che hanno cambiato il mondo, non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza."

giovedì 27 febbraio 2014

L'AMORE E LA DONNA
 
C’e un legame del tutto particolare che collega i due termini: l’amore e la donna.
Se sostituiamo la congiunzione “e” con la copula “è” ne risulta la proposizione: l’amore è donna e ci serve a cogliere immediatamente il nocciolo della questione.
Il termine copulativo non va certo inteso nel linguaggio dell’ontologia, della identificazione, ma semplicemente nella forma della analogia, poiché l’amore e la donna sono due realtà distinte, così misteriose ed ineffabili, che possono essere avvicinate solo se si intravede tra loro una certa qual corrispondenza, non già di essenza, ma di manifestazione.
Che cosa possiamo sapere e dire dell’amore se non balbettare qualcosa che riguardi il suo manifestarsi, la sua fenomenologia , i segni della sua presenza, o della sua assenza?
Così è per la donna.
L’amore e la donna non sono definibili,  ma qualcosa misteriosamente li accomuna, al punto che la donna non è concepibile al di fuori di quella dimensione amorosa che così radicalmente la caratterizza e, d’altro canto, l’amore non si può qualificare che con le note che più si addicono alla cosiddetta natura della donna.
Vediamo come il legame sia fondato.
Esaminiamo per prima la fenomenologia dell’amore.
Esso è, nella sua più elementare, concreta ed evidente manifestazione, un movimento verso l’altro; è un atteggiamento diastolico, di dilatazione, di apertura, un atteggiamento eccentrico, di uscita da sé verso l’esterno, che fa perno sull’altro, posto al cuore della propria vita.
L’amore è un’esperienza affettiva, fatta di gioia, di trasporto,di stupore per l’altro.
Amare vuol dire cercare, scoprire, fare attenzione, accettare, affermare, esaltare, realizzare l’altro, saperne cogliere le domande inespresse,  mettendosi nella sua concreta situazione e nella sua problematica, accogliendolo così com’è, senza pregiudizi, riconoscendolo nella sua diversità e distinzione.
E tuttavia l’amore, inteso come un movimento verso l’altro, finisce paradossalmente nel porre l’altro in sé, al centro della propria vita, come un habitat, un utero buono dove si trova tutto quanto serve per farlo crescere e portarlo a compimento.
La realtà dell’amore è assicurata da tutte queste sue note fondamentali, in particolare l’amore sponsale si caratterizza e si attua mediante il mutuo impegno a perseguire una reciproca alterità, che comporta la presenza e non già il possesso dell’altro, nella apertura ad un infinito trascendimento di sé.
Da questo balbettio su ciò che l’amore è, passiamo ad analizzare ciò che la donna è, nelle sue caratteristiche più evidenti .
Ciò che possiamo dire denoti in modo più attendibile l’identità della donna è la sua costante, innata esigenza dell’intimità, del rapporto, dell’attaccamento all’altro, sia esso persona o cosa.
Ella si riconosce e si definisce solo e sempre attraverso la relazione.
Emblematica è questa sua descrizione: “Mi riesce difficile pensare a me stessa senza pensare alle persone che mi stanno vicine, alle quali mi sento legata.”
C’è in lei questa inclinazione a tessere continuamente reti di rapporti, a cercare legami, che la portano a prendersi cura affettuosa delle persone e delle cose.
Mentre l’identità dell’uomo nasce e si forgia nella separazione, nel confronto con le persone e le cose che cerca di dominare e piegare a sé per la sua affermazione, è noto invece che la donna ha una spiccata sensibilità empatica, che la porta naturalmente a immettersi in rapporti sempre più intimi, personali con l’altro riconosciuto distinto da sé, ma fondamentalmente omogeneo.
Questa peculiare sensibilità, questa istintiva capacità di immaginarsi le esigenze, i bisogni dell’altro, la porta a prestare ascolto alla sua voce, a comprendere i suoi diversi valori, a rispondere alle sue attese.
Ogni agire della donna, qualunque sia il modo con cui la tipologia la definisce: romantica, cerebrale, erotica, materna, è sempre animato da un generoso, delicato, dare e ricevere.
Lo stile della donna è quello di mettere in risalto sempre, in tutti i suoi gesti l’importanza del legame affettivo.
Il ruolo della donna è di testimoniare la grande intuizione che la bontà umana è la dedizione incondizionata all’altro e che la moralità è essenzialmente fondata sulla alterità, che vuole che l’aiuto, il servizio vicendevole sia la vera risposta empatica.
I tratti comportamentali della psicologia della donna, gli atteggiamenti propri dell’etos femminile sono dunque analoghi alle caratteristiche che si attribuiscono come fondamentali all’amore umano.
Se l’uomo vuole entrare nello “status amoris” deve acquisire o recuperare queste disposizioni interiori, questa anima di Junghiana memoria, questi atteggiamenti che, se non sono esclusivi, sono tipici e largamente riconoscibili come propri della donna.

Bisturi addio. Il fascino discreto dell’autenticità.

Il 70% delle donne non vuole più essere “trasformata” ma curata e valorizzata.

 

La vera bellezza? Restare se stessi. Non è solo un modo di dire: sul fronte della medicina estetica oggi la tendenza è tutta naturale. Lo ha confermato anche l’ultimo congresso internazionale di Agorà-Amiest, la società italiana di medicina estetica: banditi labbra a canotto e gonfiori eccessivi, quello che chiediamo ai trattamenti è di curare e preservare ma senza cambiarci.
«Secondo il sociologo Enzo Finzi, che ha eseguito per Galderma una ricerca sui valori sui valori che influenzano le scelte del medico estetico, il 70% delle donne oggi non vuole essere “trasformata” ma mantenere la propria personalità con interventi migliorativi progressivi e graduali» conferma Maria Gabriella Di Russo, medico estetico a Milano e Formia. Una tendenza comune a uomini e donne, legata a un nuovo modo di vivere il tempo che passa: «Fino a qualche tempo fa le donne volevano apparire più giovani -continua Di Russo- oggi, invece, l’81% non vuole apparire più vecchia di quello che è. Poichè è cresciuta la vita media, i pazienti richiedono sempre di più soluzioni che portino gradualmente a un risultato durevole. Siamo sicuramente in una nuova fase storica in cui si ricercano rassicurazioni per non apparire ridicoli e finti e garanzie per un approccio più soft». Nella pratica, tecniche meno invasive e che permettano subito la ripresa della vita sociale. Ma quali scegliere?  «Stabilito il tipo e il grado di invecchiamento cutaneo -consiglia Di Russo- è importante procedere con trattamenti mirati associati a cure domiciliari per ottenere un risultato sinergico soddisfacente sul piano clinico ma soprattutto duraturo.
Su questi presupposti, per esempio, si fonda Skinbooster, un trattamento per il ringiovanimento cutaneo che si avvale di particolari formulazioni di acido ialuronico Nasha, studiate non per “riempire” ma per ripristinare il corretto funzionamento dei meccanismi di idratazione della pelle. Così come i Peeling di nuova tecnologia brevettata Enerpeel che permettono un assorbimento più uniforme degli acidi».
Non solo medicina: oggi anche ai prodotti cosmetici si chiede di rispettare la bellezza naurale. Un trend che coinvolge a 360 gradi, dalla formulazioni all’immagine pubblicitaria. E’ il caso di Clarins che, per la sua campagna, si è affidata alla forza di volti acqua e sapone e al talento fotografico di Guido Mocafico: «Fin dall’inizio -spiega Hugh Wilson, direttore brand Clarins- l’immagine delle campagne ha privilegiat una bellezza naturale, autentica. Perchè Clarins, da sempre, è vicina alle donne con un obiettivo: rendere loro la vita più bella, ad ogni età, ovvero sublimare la naturale bellezza che appartiene a ciascuna. Davanti all’obiettivo di Mocafico ci sono donne vere, che non posano. Nessuna testimonial famosa, volutamente».
La stessa filosofia di trasparenza che guida nella scelta degli ingredienti:  «Fin dalle origini gli ingredienti vegetali hanno rappresentato il dna Clarins -ricorda Nathalie Issachar, direttore Sviluppo e comunicazione scientifica- Pensiamo ai famosi olii 100% Pure Piante che Jacques Courtin-Clarins crea nel 1954, gettando le basi dell’AromaFito Trattamento. Non si tratta di seguire uamoda o di scegliereun paio di ingredienti per raccontare una nuova storia…».
E naturale non significa semplice. Dietro ogni prodotto ci sono rigorose indagini scientifiche. Si identificano i nuovi ingredienti naturali, «poi vengono condotti studi in vitro per identificarne le proprietà cosmetiche sulla pelle e studi sulle risposte al dosaggio per identificare la concentrazione ottimale di attivi» racconta Angelike Galdi, capo chimico e assistant vice-president di Kiehl’s, marchio nato a New York nel 1851.
Un protocollo che ha condotto anche alla creazione di Rosa arctica, la crema anti età lanciata da poco da Kiehl’s e formulata con l’Haberlea rhodopensis, o “fiore della resurrezione”, raccolta a mano sui Monti Rodopi in Bulgaria. Una pianta rarissima, studiata dai botanici per la sua capacità di rimanere in uno stato di “morte apparente” fino a 31 mesi e di tornare alla vita quando le condizioni sono nuovamente favorevoli. Una capacità che rende l’antietà «in grado di dare una scossa alla vitalità delle cellule cutanee, che si riduce sensibilmente con l’età, per donare alla pelle un aspetto visibilmente più sano e più giovane» spiega Paolo Micera, direttore di marca Kiehl’s Italia.

IL MISTERO DELLA BELLEZZA

Non esiste una definizione univoca della bellezza: bello è qualcosa che attrae, che colpisce, che spinge a soffermare lo sguardo senza reprimere un senso di meraviglia, addirittura di estasi.
Ciò che è bello è buono“, scrive Platone.
La bellezza è la verità, la verità è la bellezza“, dichiara nei suoi versi John Keats.
Difficile stabilire cosa sia realmente la bellezza: essa potrebbe essere definita come “una proprietà dei corpi”, proprietà che  viene studiata da sempre e che ancora non si è riusciti a comprendere appieno, né a definire in modo univoco.
Da tempo immemorabile filosofi, letterati ed artisti si sono interrogati sul concetto di bellezza femminile ed hanno coniato moltissimi aforismi.
Per lo scrittore latino Seneca, la vera bellezza risiede nell’armonia e nella proporzione: “Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti”.
Con Seneca concorda il poeta inglese del Settecento Alexander Pope:
Non è un labbro o un occhio quello che chiamiamo bellezza, ma la forza globale e il risultato finale di tutte le parti”.
Il drammaturgo norvegese Henrik Ibsen, invece, pone l’accento sulla relatività della bellezza femminile: “Che cos’é la bellezza? Una convenzione, una moneta che ha corso solo in un dato tempo e in un dato luogo”.
Altri pensatori ne sottolineano il carattere fugace ed effimero:
 “La bellezza è ciò che cogliamo mentre sta passando” ( Muriel Barbery).
 “La bellezza è una visitatrice che viene senza preavviso, muta forma per un’ora, per un giorno, talvolta per più tempo; svapora ad un alito, dilegua da capo”( Rosamond Lehmann).
Quando riusciamo a vedere la bellezza, essa è sempre perduta” ( Mario Soldati).
 “Passa la bellezza, come profumo all’aria, e il suo ricordo sarà un rimpianto” ( A. Bazzero).
Di opinione completamente diversa é Oscar Wilde: “La bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una sull’altra, ma ciò che é bello é una gioia per tutte le stagioni, ed  un possesso per tutta l’eternità”.
In molti, poi, concordano su una verità inconfutabile: la bellezza è nel corpo, ma non è riducibile al corpo. A tale proposito si può citare Mahatma Gandhi: “La vera bellezza, dopo tutto, consiste nella purezza del cuore” o le parole di un autore anonimo: “La bellezza di una donna non è nei vestiti che indossa, nel suo fisico o nel modo di pettinarsi. La bellezza di una donna deve potersi leggere nei suoi occhi, perché è negli occhi che si trova la porta del cuore… il luogo in cui risiede l’amore”.
Definire la bellezza in tutte le sue infinite sfaccettature é quasi impossibile, ma un dato é assolutamente inconfutabile: la bellezza è qualcosa che genera piacere in chi la possiede e in chi la osserva.
Da sempre le donne hanno desiderato essere belle, ma di certo mai come oggi.
Nella società odierna, infatti, si è affermato un vero e proprio culto del corpo e la bellezza esteriore sembra essere più importante delle qualità morali ed intellettive: una vera e propria ossessione, un obiettivo da raggiungere a tutti i costi, ricorrendo, se necessario, a lifting, ritocchi vari, fino a veri e propri interventi chirurgici per assottigliare alcune parti o riempirne altre.
Ma il mito della bellezza non è certo una prerogativa esclusiva della nostra epoca, se oltre un secolo e mezzo fa il filosofo francese Paul Valéry affermava: “Definire il bello è facile: è ciò che fa disperare”.
Raggiungere e mantenere la tanto agognata bellezza, infatti, è spesso una lotta disperata: è per questo che a volte essere belli significa anche essere disperati.
L’ideale corporeo è spesso innaturale e quindi difficile da raggiungere; nel corso della storia le donne si sono dovute sacrificare ed hanno sofferto per raggiungerlo.
Da sempre esse sono intervenute sul proprio corpo in modo anche violento, sottoponendosi a vere e proprie torture pur di rientrare nei modelli estetici del momento: dai busti di stecche di balena, usati dalle donne del Settecento e Ottocento per strizzarsi le membra fino a spezzarsi le costole pur di avere un vitino di vespa, ai vertiginosi tacchi a spillo di epoca più recente indossati per rendere le gambe più lunghe e slanciate.
Un piedino piccolo su una donna è molto bello” recitava l’antica tradizione cinese: il che portò milioni di genitori a rompere l’arco del piede delle proprie figlie per poi costringerlo in una bendatura strettissima al fine di ottenere quella particolare e “aggraziata” andatura.
Se le donne cinesi si bendavano i piedi per impedirne la crescita, quelle giapponesi si coloravano artificialmente il volto con polvere di riso per renderlo bianchissimo e le dame del Settecento usavano mettere finti nei e coloravano di rosso acceso gli zigomi per esaltare la loro bellezza.
Data l’estrema difficoltà di definire la bellezza, concetto non assoluto ed estremamente mutevole, si può concludere con l’affermazione del celebre artista Munari: “Se volete sapere qualcosa di più sulla bellezza, che cos’è esattamente, consultate una storia dell’arte e vedrete che ogni epoca ha le sue veneri e che queste veneri, messe assieme e confrontate fuori dalle loro epoche, sono una famiglia di mostri. Non è bello quel che è bello, disse il rospo alla rospa, ma è bello quel che piace”.
Mentre tutto cambia, una sola certezza resta: la bellezza, declinata negli infiniti aspetti di ogni donna, è sempre stata e continuerà ad essere cruccio e arma di seduzione del sesso femminile.

E’ con la civiltà egiziana che si comincia a scoprire la bellezza e l’armonia della figura femminile.
Sono celebri l’avvenenza e l’eleganza delle antiche egizie, testimoniata dalle splendide sculture, pitture, e dai capolavori di oreficeria che sono giunti fino a noi.
Le donne egizie hanno un vero e proprio culto della bellezza: danno molta importanza alla cura del proprio corpo e usano la cosmesi per valorizzarlo.
Il trucco, utilizzato per sottolineare gli occhi, le vene delle tempie e del seno, conferisce alla figura femminile sensualità, fascino, grazia, magnetismo e seduzione: tutte le caratteristiche della bellezza femminile nell’Antico Egitto.

E’ solo a partire dalla Grecia classica (V sec. a.C.) che si affermano veri e propri canoni estetici. Per il periodo precedente si può solo prendere atto, attraverso le fonti documentarie, di come tra i popoli più antichi le donne cercassero di rendere più gradevole il loro aspetto fisico.
All’idea di bellezza gli antichi Greci associano i concetti di grazia, misura e soprattutto proporzione: un corpo è bello quando esiste equilibrio, simmetria ed armonia tra tutte le sue parti e tra ciascuna di esse e la figura intera. Il corpo femminile, visto attraverso l’arte greca, è un corpo di grande bellezza e armonia, le cui proporzioni ottimali ne fanno ancora oggi un ideale di perfezione.
Il fisico femminile più apprezzato è morbido e formoso, con fianchi larghi, seno e glutei non troppo pronunciati, ma rotondi e sodi.
 Alla fine degli anni Venti si scopre il piacere di una pelle femminile abbronzata, non più espressione di appartenenza ad una classe sociale inferiore, ma segno di salute e benessere fisico: Coco Chanel istiga le donne ad abbandonare l’ombrellino che proteggeva la pelle dai raggi solari, ad eliminare i guanti e ad accorciare le gonne.

LE DONNE E L'ANORESSIA

L'anoressia è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall'ostinato rifiuto del cibo fino ad uno stato di grave debilitazione. L'anoressia nasconde un profondo disagio psichico che la persona prova a mettere a tacere attraverso il controllo ossessivo delle calorie e del peso. Il corpo viene danneggiato nelle sue funzioni vitali con pesanti conseguenze fisiche: in alcuni casi, si rischia addirittura la morte. Le donne che soffrono di questo disagio difficilmente riescono a comprendere la gravità dell'eccessivo dimagrimento, si mostrano spesso fredde, scostanti, controllate e rigide. Non hanno coscienza del loro disagio e sembrano indifferenti alle proprie condizioni fisiche.
Oggi il corpo femminile  viene esibito continuamente dalla pubblicità, dalla
televisione, dai giornali etc. La ragazza adolescente è indotta a conformarsi a quello stile e
necessariamente prende quei corpi come modello a cui tendere: finisce per credere che le modelle
rappresentino la vetta più alta del benessere, della felicità e che il successo è strettamente legata alla magrezza.

Le donne sono completamente ossessionate dalle calorie e dalla voglia di dimagrire che non pensano più alla propria salute e alle piccole bellezze della vita.

giovedì 13 febbraio 2014


LE DONNE A CASA?
"Aumenta il tasso d’inattività, crescono i licenziamenti e la cassa integrazione e sembra più semplice nelle riorganizzazioni delle imprese, lasciare le donne a casa, con l’idea e la vecchia cultura discriminatoria, che “tanto le donne hanno il lavoro di cura in famiglia da svolgere”.
La nostra Costituzione afferma che siamo una Repubblica fondata sul lavoro, e, all’articolo tre, che vanno rimossi tutti gli ostacoli che impediscono a donne e uomini pari opportunità nel avere il diritto al lavoro. Criticità e arretratezze che sono particolarmente evidenti nel Mezzogiorno, dove si è riscontrata quasi la metà del calo complessivo delle occupate, meno 105.000 donne secondo il CNEL. Tutto questo in una realtà geografica che già presentava bassi tassi di occupazione femminile, realtà già molto difficile dell’occupazione femminile."
 
 “Ogni anno, una donna su tre 
è vittima di violenza. 
Un miliardo di donne 
violate è un’atrocità, 
un miliardo di donne 
che danzano 
è una rivoluzione.


 
E' questo lo slogan del One Billion Rising, una protesta pacifica, con letture, balli, un flash mob e tanta musica, un invito a cessare la violenza, in particolar modo su donne e bambine. 

Un San Valentino in piazza contro la violenza sulle donne, un evento mondiale che l’anno scorso ha fatto ballare un miliardo di persone. Dove ogni persona può manifestare il suo pensiero o semplicemente sostenere tutte quelle donne che hanno o stanno passando queste atroci esperienze. Proteste come queste, servono soprattutto a dar voce a donne che in qualsiasi parte del mondo non hanno coraggio di parlarne o di chiedere aiuto ad amici o familiari o a tutte quelle donne che sono sole e che non sanno come essere salvate. 

  
"La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci."
 Isaac Asimov